La politica giovanile che non c’è…

primo piano del centro giovanile (casa ex-Zoni) nel 2004

Sette fra interpellanze e interrogazioni sulla non-politica giovanile della città. Tanti sono gli atti che ho presentato nella passata legislatura a Bellinzona. Senza contare repliche durante le sedute, riunioni, petizioni e manifestazioni per cercare di smuovere le acque di un Dicastero letteralmente incapace di comprendere la situazione e di avanzare proposte politiche costruttive. Una volta mi è persino stato detto dai responsabili che per i giovani a Bellinzona si fa già molto: ad esempio c’è una nuova …pinacoteca. Con tutto il rispetto per l’arte (e ben felice che la nostra Città offra anche questo) mi viene tuttavia difficile credere che una pinacoteca risponda alle esigenze socio-culturali degli adolescenti bellinzonesi!

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Il general Guisan e l’obbligo militare

Ho seguito di recente alcune reclute che hanno chiesto una mano al sindacato degli studenti con cui collaboro al fine di uscire anzitempo dal servizio militare per un’obiezione di ragione o di coscienza. E’ da ormai dieci anni che mi occupo di queste pratiche e finora sempre con successo, benché negli ultimi tempi l’esercito sembra faccia di tutto per farsi odiare e costringere tutti ad assoggettarsi al suo “patriottico” (?) volere.

Tutte le ormai ex-reclute di quest’anno erano disponibili a prestare un servizio civile sostitutivo a favore della collettività (in case anziani, nel settore agricolo, in istituiti pedagogici per ragazzi portatori di handicap, ecc.), eppure a ciascuna di esse i solerti ufficiali hanno tentato in ogni modo di impedirlo, arrivando addirittura alle minacce, nonostante il servizio civile sia previsto dalla Costituzione federale. A questi ufficiali vorrei ricordare l’ordine diramato durante l’ultima guerra mondiale da un loro predecessore, un tale chiamato Henri Guisan. Il generale considerava infatti efficace la difesa del paese solo se il corpo militare era animato dalla “coesione morale, dall’entusiasmo”, in quanto “colui che non ha fede, né entusiasmo per la sua causa, è come una foglia morta”.

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Maggiore libertà ai giovani, niente più scuola reclute!

Il Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) ha lanciato, con il sostegno in Ticino del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) e della Gioventù Comunista, un’iniziativa popolare per abolire il servizio militare obbligatorio a cui ancora oggi in Svizzera, caso sempre più raro in Europa, i giovani sono chiamati. Fra i contrari a questa iniziativa vi sono, però, anche personalità della sinistra, i quali – seppur anti-militaristi – temono che, abolendo la leva obbligatoria, l’esercito si trasformi in un’armata di pericolosi mercenari. Un esercito di leva, invece, sarebbe sinonimo di maggior controllo democratico, proprio in quanto “di popolo”. Analisi, questa, che fa acqua solo osservando la storia dei vari golpi e delle varie giunte dittatoriali; e peraltro basterebbe ricordare che – come ricordava lo scrittore Max Frisch – la “milizia” svizzera non ha quasi mai sparato, ma quando ha sparato lo ha fatto contro operai (svizzeri) in sciopero, contro cioè il proprio stesso popolo!

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Depenalizzare l’erba non è una bestemmia!

legalize_cannabisChe l’abuso di qualsiasi droga sia nocivo per l’organismo non è certo una novità, e questo a prescindere dal fatto che siano vietate dalla legge o meno: l’alcool, ad esempio, è legale, eppure non solo è una delle più serie piaghe sociali delle società occidentali, ma sembrerebbe, stando ad alcuni studi scientifici, addirittura più dannoso, se abusato, del fumarsi qualche spinello! E allora perché questa differenza di trattamento? Il moralismo e i toni apocalittici che si stanno sentendo, soprattutto da parte della destra clericale e reazionaria, sull’iniziativa popolare “Per una politica della canapa che sia ragionevole e che protegga efficacemente i giovani” in votazione il prossimo 30 novembre è decisamente fuori luogo e dimostra ben poco senso della realtà.
Il proibizionismo non ha portato a niente di costruttivo, né nella sua versione storica (quella di Napoleone contro gli oppiacei ancora prima di quella negli USA degli anni ’20), né nella realtà odierna della politica svizzera sulla droga. La Crociata contro i canapai, ad esempio, ha semplicemente rafforzato indirettamente il mercato nero e reso più accessibile la droga pesante come la cocaina. L’illegalità, ma anche il senso di insicurezza, è l’habitat in cui fiorisce la criminalità che si arricchisce con il narco-traffico. La problematica delle droghe non si può dunque risolvere con la repressione e la criminalizzazione dei consumatori, soprattutto quando si ha a che fare con dei ragazzi. Occorre al contrario dare vita a una politica d’informazione, di prevenzione, di ascolto dei giovani e di depenalizzazione per poter avere il fenomeno alla luce del sole e dunque poter esercitare su di esso un controllo serio.
Qualcuno, a sinistra, potrà obiettare come le droghe siano uno strumento del capitale per determinare un controllo sui giovani, soprattutto nei momenti di crisi e di conflitto sociale, togliendoli così dalla militanza politica in quanto spinti all’apatia (e quindi all’inconcludenza e alla mancanza di progettualità) tramite la diffusione di stupefacenti che il mercato globale tollera. Questo discorso ha effettivamente un fondo di verità anche sociologico. Tuttavia si tratta di una visione discutibile, in quanto tende a non riconoscere una contraddizione del sistema sociale nel quale viviamo, e nel quale vivono le masse giovanili: non ci si può estraniare dalla realtà e costruire un modo idealistico in cui la droga non esiste e quando sorge il problema lo si affronta a suon di articoli del codice penale. Non è il giovane che si fa una canna l’avversario dell’ordine costituito, è semmai il mercato sotterraneo e il narco-traffico internazionale a rappresentare il nemico da distruggere!
Per queste ragioni e molte altre, dettate dalla razionalità e dal senso pratico, invito a votare sì all’iniziativa popolare a favore della depenalizzazione della canapa. Concludo con una frase che ho tratto da un supplemento sulle droghe pubblicato il 31 ottobre 2003 dal quotidiano italiano “Il Manifesto”: “fare prevenzione significa dire ai ragazzi di non esagerare. Il gusto della piacevolezza li può proteggere dal malessere dell’abuso”!

La luce del Sessantotto!

6840 anni fa l’aula 20 dell’allora Scuola Magistrale di Locarno veniva occupata dagli studenti. Chiedevano diritti democratici e programmi al passo coi tempi. Un grande esempio di lotta, inserita in un contesto mondiale di emancipazione giovanile, di conquista di diritti. Era mia intenzione scrivere un testo di riflessione su questo anniversario, ma un articolo del presidente onorario dell’UDC Alessandro von Wyttenbach (CdT, 08.02.2008) mi ha spinto a costruire questo testo come risposta alle tesi del rappresentante della destra conservatrice ticinese sul ‘68.
La società occidentale sta attraversando un brutto periodo: la globalizzazione economica ci sta portando ad una crisi profonda. La società dei consumi e del profitto non regge il confronto con il resto del mondo, sempre più produttivo e competitivo. E di fronte a queste difficoltà la destra sa che il malcontento sociale va bloccato sul nascere creando una falsa “sicurezza” nei cittadini, e la sicurezza, sempre di più, significa inserire elementi autoritari nella democrazia. Esercito, patria, religione, famiglia in senso paternalista, ecc. sono questi i cosiddetti valori che si torna a instillare nei giovani per tenerli a bada. E’ sempre stato così nella storia, lo è ancora oggi. Von Wyttenbach lo ammette chiaramente nel suo testo che si caratterizza per una notevole intolleranza verso tutto ciò che non è “tradizione”.
Naturalmente vittima privilegiata è la scuola: a differenza dell’autore, però, per me il rispetto degli allievi non si ottiene con l’autoritarismo, ma con l’autorevolezza. Per essere autorevoli non è obbligatorio farsi dare del “lei”, indossare la cravatta o essere professori cattedrattici come vorrebbe invece l’anziano presidente onorario dell’UDC. Occorre la capacità di ascoltare i ragazzi, prima di tutto, senza volerli “intruppare”. Von Wyttenbach continua criticando una scuola troppo egualitaria. L’Egalité della Rivoluzione (liberale) francese, evidentemente è troppo di sinistra! Ne prendo atto, anche se mi pare un’idea un po’ eversiva, questa, che mette in discussione il nostro stesso ordinamento costituzionale. Il medico ticinese dovrebbe leggersi le statistiche e spiegarci come mai le classi sociali meno abbienti sono sottorappresentate nelle scuole superiori! Perché ci sono così tanti figli di operai che fanno gli operai e così tanti figli di laureati che vanno all’università? Io la chiamo selezione sociale, von Wyttenbach la chiama “meritocrazia”. Peccato che a meritare le cose siano sempre gli stessi!
Il nostro si trasforma poi in esperto di pittura, musica, ecc. e con toni da critici culturali chiusi su se stessi offende i graffiti, offende il pop-rock, offende l’arte moderna, offendo tutto quello che non è – appunto – “tradizione”, la sua! Oppure come la chiama lui stesso: “l’ombra lunga del ‘68”.
E per finire un bel tocco di moralismo leggermente bigotto: i gay (persone che insulta come “innaturali”, e per fortuna che è un medico!) dovrebbero starsene chiusi in casa perché a causa loro l’AIDS aumenterebbe. La comunità scientifica del nostro Cantone dovrebbe ribellarsi di fronte a certi discorsi, e i Sessantottini che non hanno rinnegato quei valori di libertà, pure!

Licenziare un apprendista? Un’opera di bene!

Sul “Mattino della domenica” del 6 maggio 2007 è uscito un interessante articolo sul problema degli apprendisti lasciati a casa dai loro “datori di lavoro”, quelli che a me piace ancora chiamare “padroni” perché coloro che davvero “danno lavoro” sono i lavoratori, così almeno insegna un certo Marx!
Il giornalista, Lorenzo Quadri, intervista il rappresentante dell’Associazione Disoccupati e il sottoscritto a nome del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), l’unico sindacato che espressamente vuole tutelare gli apprendisti. Prima di cedere la parola al Cantone e al padronato, sente pure il parere di Saverio Lurati del sindacato UNIA e di Nando Ceruso del sindacato cattolico OCST.
Quest’ultimo, da cui ci si aspetterebbe una posizione alquanto moderata, non lesina invece le critiche a padroni che di fatto si disimpegnano dal formare i giovani. E cosa mai riuscirà ad affermare il leader del sindacato più combattivo del pianeta, UNIA, la cui sezione ticinese è forse quella più a sinistra della Svizzera? Ascoltiamo le ultime parole famose di un sindacalista degno di questo nome. Dice il compagno Lurati: “In effetti il fenomeno (della rescissione dei contratti di tirocinio, ndr) c’è sempre stato. Bisogna dire che non sempre è negativo; non lo è nella misura in cui permette di correggere una scelta professionale sbagliata dell’apprendista (…)”.
Io non riesco a concepire, in tutta onestà, come si possano dire frasi di questo genere. Ogni volta resto allibito dal livello in cui cade questo “sindacato” che ho visto nascere a Basilea quasi tre anni fa. Lo scorso anno blocca uno sciopero a Reconveiller autorizzando il licenziamento politico degli operai più attivi; oggi, fra tutte gli altri errori (siano essi di moderazione o di stupido estremismo fine a sé stesso), riesce addirittura a edulcorare un licenziamento in quanto sopperirebbe alle mancanze dell’orientamento professionale.
Nessuna parola sul fatto che non esiste una reale protezione giuridica, che il diritto del lavoro in Svizzera è uno dei più liberali d’Europa (nel senso che i padroni fanno quello che vogliono!), che la figura dell’apprendista si trova in un limbo giuridico tanto che non si sa se vanno considerati lavoratori e quindi beneficiari ad esempio del diritto di sciopero oppure studenti. Nessuna critica nemmeno al fatto che gli ispettori di tirocinio sono latitanti e che l’unica frase che riescono a pronunciare di fronte a un conflitto in azienda è: “ne prendo atto!”. No, per UNIA sembra essere tutto a posto: “è sempre stato così!” (e allora a cosa serve il sindacato?). Addirittura si arriva a teorizzare che il licenziamento possa avere effetti positivi: della serie “aiutiamo i padroni a giustificarsi meglio”!
Vi garantisco che il SISA non la pensa così e a questo punto costruire l’alternativa sindacale a UNIA è – poche ciance! – un dovere, lo dico come ex-delegato di UNIA al suo congresso costitutivo!

I sedicenni, tutti vittime della propaganda socialista?

In merito all’ipotesi di abbassare a 16 anni il diritto di voto, il collega Eros Mellini dell’UDC, contrario, sostiene che la Sinistra “specula sull’idealismo dei giovanissimi i quali – incuranti o inconsapevoli della difficoltà (…) – si lasciano attirare dagli slogans roboanti”. Sinceramente io penso che il populismo, la demagogia e gli slogan roboanti li abbia usati più una certa destra che non il PS (con il suo 1+1) o il PdL (con il suo “vedi nero, vota rosso”).
Il collega Mellini continua facendo un’ottima analisi sociologica: “il peggior nemico dell’idealismo – dice, con tutto il mio sostegno – è la dura realtà, fatta di disillusioni (…) di più o meno dolorose esperienze”. Esattamente: sono d’accordo! A 16 anni un ragazzo ha raggiunto giuridicamente la maggiore età medica, religiosa e sessuale. A 16 anni può viaggiare con uno scooter e andarsi a schiantare da qualche parte. A 16 anni conosce già cosa significa “lavorare”: se ha un posto di tirocinio non ha (ancora?) dovuto assaporare la piaga sociale della disoccupazione giovanile, capisce però che lavora quanto un operaio qualificato percependo uno stipendio ridicolo. In alcuni casi vede sulla propria pelle come il lavoratore in Svizzera non sia minimamente protetto dalla legge e se il padrone vuole licenziarlo lo fa anche con il benestare dei sindacati tradizionali. A 16 anni un ragazzo può già ricevere propaganda dall’esercito per prepararsi mentalmente al reclutamento in anticipo. Però… non può votare, non può contribuire attivamente alle scelte che guidano il paese, il suo. Quindi sì, a 16 anni oggi (purtroppo) si è gia disillusi e si conosce già la dura realtà di un sistema socio-economico iniquo. Per questo sono favorevole al diritto di voto ai sedicenni.

Gli apprendisti sì, gli studenti no!

Articolo di Massimiliano Ay e Leonardo Schmid, candidati al Granconsiglio per il Partito del Lavoro / Giovani Progressisti

Il sindacato UNIA ha lanciato un’iniziativa per offrire agli apprendisti l’abbonamento “Arcobaleno” gratuito. Questo perché il Cantone per risparmiare sta concentrando per professioni i vari centri di formazione per apprendisti. Ecco quindi che ad esempio un apprendista montatore elettricista di Locarno si trova costretto a frequentare la scuola professionale a Biasca, perché lì si è deciso di riunire tutti coloro che seguono quel dato tirocinio.
Abbiamo preso atto di questa proposta di UNIA e ci chiediamo se non sia una mossa pre-elettorale di qualche segretario sindacale del PS o del MPS. Già, perché il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) unitamente ai Giovani Progressisti e al Partito del Lavoro già nel 2005 (ben lontani dalle elezioni) aveva denunciato il fatto che con il progetto del DECS di concentrare le scuole professionali si creavano situazioni difficili circa la mobilità dei giovani, e il deputato del PdL Fausto Gerri Beretta Piccoli aveva pure presentato un’interrogazione in Granconsiglio. Allora, però, da UNIA e dai partiti ad essa legati, solo un assordante silenzio: si vede che allora non c’era bisogno del voto degli apprendisti maggiorenni!
L’iniziativa di UNIA va certo sostenuta, ci mancherebbe, è pur sempre un miglioramento per gli apprendisti, però la cosa va analizzata bene: si tratta di una proposta moderata. La moderazione della proposta di UNIA sta non solo nel non voler lottare per mantenere le professioni nelle diverse sedi, ma pure nel fatto che UNIA riconosce solo agli apprendisti il problema degli spostamenti. Il Sindacato degli Apprendisti SISA, invece, dal canto suo chiede da diverso tempo – attraverso una petizione (presente sul sito http://www.sisa-info.ch) – di rendere gratuiti tutti i mezzi pubblici per i giovani in formazione in generale, che siano studenti privi di reddito o che siano apprendisti sottopagati! Non è una proposta estremista: a Ginevra si voterà se offrire a tutti i cittadini i mezzi pubblici a gratis, in fin dei conti li si finanzia già con le imposte!
Il SISA, così come i Giovani Progressisti e il PdL, lotta affinché tutti possano accedere al tirocinio della professione desiderata. Da quando nella formazione professionale è avvenuta la riforma (era il 2005) il numero, ad esempio, degli apprendisti falegnami nel Mendrisiotto è drasticamente sceso: sarà un caso che ora devono andare a scuola fino a Biasca?

Il Consiglio Cantonale dei Giovani non sarà un soviet, ma è comunque interessante!

Bisogna dare atto al Movimento per il Socialismo (MPS) di essere sempre stato molto coerente nei confronti del Consiglio Cantonale dei Giovani (l’ex-Forum dei Giovani). Le critiche rivolte da questo partito rimasto fermo al palo del “trotzkismo” anni ’30 sono però in alcuni aspetti sinceramente ridicole e meritano di essere confutate da Sinistra. Sì, perché far credere all’opinione pubblica che il giudizio della Sinistra sia tanto distruttivo nei confronti di ragazzi che si impegnano per un progetto come il Consiglio Cantonale dei Giovani sarebbe alquanto dannoso oltre che inveritiero. Va precisato – a mo’ di premessa – che personalmente non vi ho mai partecipato attivamente: ho però avuto il privilegio di collaborarci l’ultimo anno e me ne sono fatto un’idea. Il mio è quindi un discorso assolutamente distaccato, da osservatore esterno, ma certo influenzato dalla mia quotidiana esperienza fra i ragazzi in età liceale o di apprendistato.
Dice l’MPS che il Consiglio dei Giovani è istituzionalizzato. Sì, è vero, nel senso che è previsto dalla legge e si rifà allo Stato. Ma necessariamente tutto ciò che è istituzionalizzato è negativo? In fin dei conti anche l’MPS tanto contrario alle istituzioni ha presentato alle elezioni una lista non solo per il parlamento ma persino per il governo. Lasciatemi dire qualcosa di Sinistra, tanto per farmi capire degli MPSsini: se siamo veri rivoluzionari non possiamo non essere anche concreti e pragmatici, sfruttando tutte le possibilità di partecipazione (per quanto minime possano essere) che comunque questo iniquo sistema ci offre. Saremmo contro-rivoluzionari solo se ci limitassimo a questo, dimenticando la lotta militante fra la base e sul territorio. Ma tutti sanno che questo, certo, non è il nostro caso.
Dice l’MPS che il Consiglio dei Giovani è una trovata della borghesia per distogliere l’attenzione dei ragazzi dai loro problemi quotidiani a scuola o sul posto di lavoro e per incanalarli, sia loro sia le discussioni e le proteste, in una struttura – appunto – istituzionalizzata e quindi vuota, controllabile e fine a se stessa. Che la classe politica, autorizzando la creazione del Consiglio dei Giovani, abbia pensato effettivamente a ciò, non lo posso escludere: che molti politici lo considerino un mero esercizietto civico, un contentino per i giovani che reclamano di non essere mai ascoltati, è sicuramente vero; non è vero però che il Forum (come ci piace ancora chiamarlo) abbia allontanato i ragazzi dall’azione diretta e dall’analisi critica, anzi è stata ed è tuttora un’interessante palestra politica e da quello che ho potuto vedere nemmeno troppo burocratica: non sono pochi i ragazzi che hanno partecipato al Forum e che oggi sono attivi nelle assemblee studentesche delle rispettive scuole, che sono diventati sindacalisti del SISA, che vogliono prendere parte al processo politico “vero” e “adulto” in maniera costruttiva (qualcuno va in consiglio comunale, qualcun altro prende contatto con associazioni attive in determinati ambiti che magari proprio durante i work-shop del Forum sono stati approfonditi suscitando una passione, ecc.). Nonostante tutto, quando certa destra accusava il Forum di essere una “fucina della rivolta sociale” non aveva tutti i torti: a me fa solo piacere, strano che non lo faccia ai compagni dell’MPS che sono sempre più a sinistra di tutti.
Dice l’MPS che il Consiglio dei Giovani non è rappresentativo. Ma se l’MPS non vuole le elezioni in miniatura, non vedo cosa si possa fare per rendere il Forum più rappresentativo: il problema infatti non è tanto quello della rappresentatività ma piuttosto quello della partecipazione. Il Consiglio dei Giovani è infatti aperto a tutti: chiunque si può iscrivere e prendervi parte (non ci sono elezioni, non ci sono delegati, non ci sono selezioni in base all’ideologia di ciascuno). In questo senso si dovrebbe favorire la presenza nel Forum di tanti giovani, delle più disparate opinioni: la partecipazione deve essere favorita dalle scuole, dalle giovanili di partito, dalle associazioni civili e sociali, dalle gioventù sindacali, ecc. Lo dovrebbe favorire lo stesso MPS, così magari uscirebbe un attimo dal suo guscio settario di unico portatore della verità rivoluzionaria. In fin dei conti il cosiddetto “entrismo” era pratica corrente, una volta, dei “trotzkisti”. Tutto ciò– l’avrete capito – è però più una questione di partecipazione, che di rappresentatività.
L’MPS ha tuttavia ragione quando afferma che le risoluzioni del Consiglio dei Giovani non hanno un seguito reale, ma questo è un problema della classe politica, un deficit democratico del nostro governo. Intanto, però, come consolazione, possiamo dire che una certa quantità di ragazzi ha discusso su un tema (in futuro magari più temi e tutti di stretta attualità), si è informata e ha elaborato una posizione. Tanto meglio, quindi, se il Forum diverrà realmente un Gran Consiglio giovanile. E’ compito dei sinceri democratici quello di battersi affinché le parole dei giovani non rimangono solo nell’aria.
L’MPS continua la sua arringa contro il Consiglio dei Giovani dell’anno corrente accusandolo di non aver discusso del tema “Giovani e mondo del lavoro” che si era invece prefissato. L’MPS al Forum non c’era e quindi non lo può sapere, ma i ragazzi della tematica in questione ne hanno comunque parlato: hanno sentito relazioni del sindacato, del padronato, del DECS; hanno posto domande; si sono fatti un’idea dalle varie angolature degli interessi in gioco, delle contraddizioni, delle problematiche e hanno visto pure qualcuno che polemizzava. Certo, non hanno potuto approfondire molto l’argomento, ma questo perché, visto il numero più basso del previsto di partecipanti, i ragazzi hanno preso atto con molta maturità che esistono dei problemi e si sono riservati il tempo per rifletterci e per proporre delle soluzioni. Il Consiglio dei Giovani quest’anno ha parlato su se stesso: non è un male – come crede invece l’MPS – è al contrario un momento di autoanalisi critica molto importante. L’MPS sostiene pure che le proposte presentate dai giovani siano una degenerazione burocratica della struttura. Farneticazioni: per i trotzkisti tutto quello che non è loro è burocratico! O forse è vero: è burocrazia, ma io personalmente non ho mai visto il Forum come un comitato d’azione o un movimento politico, lo vedo piuttosto come un luogo in cui i ragazzi possano avvicinarsi un po’ alla discussione di questioni piuomeno attuali, a problematiche reali che spesso a scuola non si può o non si vuole affrontare, niente di più. Adesso forse capisco il ragionamento del MPS: il Forum non è manipolabile ai fini della rivoluzione proletaria permanente, per questo fa schifo ed è inutile.
Ragazzi: non dovete odiare i comunisti perché leggete questi commenti del MPS. Io che sono comunista ve lo garantisco: non siamo tutti così!

Un ragazzo, giocando, distrugge il muso di una statua. E’ giustificata la criminalizzazione dei giovani?

Trascorso un po’ di tempo, vorrei soffermarmi sul grave atto terroristico subito da uno dei simboli di Bellinzona. Già, la foca di piazza governo si è vista mozzare il muso dopo anni di pietrificata presenza. Per la città un affronto di proporzioni inimmaginabili! Condoglianze al Municipio. Subito abbiamo sentito gli “opinionisti” di sempre gridare allo scandalo e ai vandali che ci stanno invadendo. Devo ammettere che la mia reazione alla notizia è stata invece una grande ilarità. Speravo che il sacrificio della statua fosse da intendersi perlomeno come gesto di disobbedienza civile in questo momento di grave crisi politica. Invece no, è stato solo un incidente provocato da un ragazzo. E giù allora i moralisti di sempre a gridare allo scandalo, ai giovani d’oggi vandali senza valori, privi della benché minima educazione, teppisti dediti alla droga, sbandati che necessitano di ferrea disciplina, assassini delle nostre tradizioni. Signori, è stata una bravata, solo un piccolo incidente giovanile: stiamo calmi! Credo che lo shock subito dal ragazzo nel vedersi rimanere in mano il muso di cotanta arte sia stato già abbastanza forte: facciamo in modo che l’ostentata criminalizzazione della vitalità giovanile non abbia il sopravvento! Gravissimo, stando a qualcuno, sarebbe la complicità dei genitori nel non denunciare il figlio. Ma vi sembra strano? Dopo la dichiarazione di stato d’emergenza, di guerra e di catastrofe del Municipio a seguito dell’altro attentato all’integrità delle istituzioni, come l’abbattimento del povero Noce piantato in occasione del 200° del Cantone, cosa si pretendeva? Io non metterei mai nelle fauci della pola un ragazzino che non ha fatto nulla… sì, nulla in confronto alla “ladrate” di tanti personaggi degli alti ranghi, nulla in confronto ai reali problemi della popolazione per i quali si ha sempre pronto un velo da stenderci sopra. E per un ragazzo che ha commesso un danno involontario, cosa volete? Lo ammanettiamo anche? ordiniamo il Berufsverbot? Ci vorrebbe il riformatorio? L’educazione la si insegna a casa, eventualmente a scuola, non in tribunale. Non facciamola lunga, insomma, mi spiace anche a me che la Foca, compagna di tante manifestazioni, sia monca, ma cos’è la soluzione? telecamere-spia ovunque? poliziotti dalla grande sensibilità umana in ogni metro quadro? magari l’esercito (come proposto da Perugini contro i canapai?), suvvia non siamo ridicoli!