Il segretario dell’UDC ticinese durante un dibattito elettorale a cui ho preso parte perorava la causa della reintroduzione della “pena di morte”. Ma – bontà sua! – “solo per i rei confessi”, come se uno confessasse un reato, sapendo di finire sulla forca?! In queste sue proposte l’UDC non stupisce più di tanto: è ormai un partito che di “centro” non ha assolutamente niente e che francamente pure di “democratico” ha ben poco, visto che favorisce nientemeno che le “leggi speciali” (tipiche nei regimi autoritari) valide solo per alcune categorie di persone, ovvero coloro che non hanno il “privilegio” di avere il passaporto svizzero. Facile fare politica dettando l’agenda del Paese e ricattando le altre forze politiche a suon di denari con pubblicità estese piene di faziosità e di strumentalizzazioni.
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Tentacoli liberisti e ciellini sulla scuola pubblica
Leggo sul sito del candidato liberale al governo Sergio Morisoli come egli sia un sostenitore non solo della “liberalizzazione” nell’ambito del sistema della scuola pubblica ticinese ma pure del rafforzamento della cosiddetta “autonomia” delle sedi scolastiche pubbliche.
Come dice il regista Nanni Moretti in una sua pellicola: “le parole sono importanti”! E queste parole di Morisoli sono macigni da prendere sul serio: si tratta infatti della sintesi quanto mai chiara delle linee guida di Comunione & Liberazione (CL), l’organizzazione confessionale che rappresenta uno dei veri poteri forti del Canton Ticino, una sorta di massoneria di stampo clericale, che ha in mano ampi settori del servizio pubblico, dell’università e delle amministrazioni. Tutto questo lo scriveva già dieci anni fa il giornalista italiano Mario Portanova nel suo articolo “Il canton ciellino” (“Diario”, anno VI, nr. 12 – 23/29 marzo 2001 e che ho avuto il privilegio di aver letto al liceo grazie a un docente che non aveva paura di affrontare certi temi!), dove mostrava i legami che, ad esempio, vigevano fra la detta setta e la Lega dei Ticinesi, l’USI e altre strutture portanti del sistema affaristico e politico ticinese.
Sanità e lavoro: problemi da affrontare subito!
Ci troviamo in un contesto sia economico sia sociale grave. La crisi non è solo finanziaria, è sociale e non è vero che è finita: coloro che cercano lavoro sono aumentati di oltre il 20% nel corso della legislatura e ci troviamo con quasi 16’000 cittadine e cittadini che non riescono a pagare le stangate delle casse malati. Bisogna correre ai ripari con misure incisive che mettano finalmente nella pattumiera le tesi del “meno Stato e più mercato” che ci ha portato in questa situazione di ingiustizia sociale diffusa. Le proposte concrete nei due ambiti che ho citato sono tutte politiche, nel senso che occorre il coraggio politico per farlo, anche andando contro i poteri forti di manager e profittatori vari: in ambito sanitario dobbiamo iniziare con l’aumento del limite di reddito al di sotto del quale scatta il diritto ai sussidi ai premi di cassa malati per poi introdurre i premi proporzionali al reddito. In ambito lavorativo occorre anzitutto vietare le agenzie di lavoro interinale e introdurre un salario minimo (anche per gli apprendisti, troppo spesso dimenticati!).
Per il popolo? Ma quale popolo? Una replica alla Lega!
In un recente articolo di Donatello Poggi leggo: “siamo un povero Cantone di ricattati, dove quasi tutti devono qualcosa a qualcuno e dove i media selezionano i propri eroi politici e non si accorgono, volutamente, che la gente guarda altrove”. Credo che Poggi sollevi un tema interessante, che va affrontato seriamente da chiunque abbia a cuore la democrazia. Ma avere a cuore il sistema democratico – per quanto quello svizzero sia inficiato di lobbysmo e sia “corrotto” dalle cifre da capogiro di cui i partiti degli affaristi possono godere per le loro campagne elettorali – non significa banalizzare con frasi fatte i reali problemi della popolazione: lo voglio mettere bene in chiaro perché è proprio quello che piace solitamente fare alla Lega, poco importa se quella dei Ticinesi o dei Mesolcinesi. Ed è invece quello che non piace a me e al Partito Comunista. Sarà forse per questo che non creiamo “audience”…
10 anni fa gli studenti contro Morisoli e il Vescovo!
Ricordo con emozione la manifestazione studentesca dell’8 febbraio 2001 e la votazione popolare di dieci giorno dopo: il 18 febbraio di dieci anni fa, infatti, i ticinesi respinsero in massa la decisione di finanziare con fondi pubblici le scuole private, dopo anni e anni di tagli e sacrifici nelle scuole pubbliche. Il pericolo di Comunione e Liberazione, organizzazione affaristico-clericale della destra ultra-conservatrice che già detiene importanti fette di potere in Ticino venne così ostacolata nelle sue mire egemoniche sulla scuola; mire egemoniche che mettevano in discussione l’uguaglianza di possibilità per tutti i cittadini e la laicità dell’educazione. Non dimentichiamo neppure come il candidato PLR al governo Sergio Morisoli e l’attuale Vescovo Piergiacomo Grampa fossero fra i più feroci e accaniti paladini del tentativo di rovinare la scuola pubblica e laica ticinese!
Bill Arigoni, un compagno che … non le mandava a dire!
Non ho avuto il privilegio di conoscere molto Bill Arigoni o di lavorarci assieme: la mia giovane età non mi aiuta certo a scrivere un articolo in suo ricordo. Tuttavia ho imparato a conoscere, da chi ha potuto militare per lunghi anni con Bill, la sua tenacia e il suo essere in prima linea per tutte quelle lotte sociali, civili, sindacali e ambientali che stanno a cuore alla sinistra. Un compagno a cui va riconosciuta la determinazione e la coerenza politica, ma anche l’originalità con cui portava avanti i valori della comune causa del socialismo.
Vorrei evitare la retorica, perché so che quando si è chiamati a scrivere questo genere di articoli, è alto il rischio di finirvici. Per tale ragione sono andato a riprendere tre giornali di tre epoche diverse per ricordare altrettanti momenti della vita di Bill Arigoni, tre momenti di presenza attiva, ma sempre umile, di un grande esponente del movimento operaio ticinese. E’ in questo modo, partendo dalle sue lotte concrete, che voglio ricordare un compagno che manca a tutti i progressisti del nostro Cantone.
Scuola: lo sguardo rivolto al futuro, ma con il ricordo di una storica lotta!
Mi sono occupato per diversi anni di sindacalismo studentesco, e proprio il prossimo mese di febbraio sarà il decimo anniversario di una lotta che, oltre a rappresentare un indelebile ricordo personale, oserei definire “storica” per il nostro Cantone. Mi riferisco alla votazione del 18 febbraio 2001 e alla manifestazione di dieci giorni prima, quando con uno slogan che sosteneva che “privatizzare è privare”, oltre un migliaio di cittadini, soprattutto giovani studenti, scendeva il viale della Stazione a Bellinzona per opporsi al tentativo della destra di sussidiare con fondi pubblici (dopo anni di tagli!) le scuole private, perlopiù egemonizzate da Comunione e Liberazione, organizzazione clericale dai forti appoggi economici e politici.
Una risposta a Donatello Poggi (Lega): la sinistra vuole essere popolare, non populista!
Non c’è dubbio, caro Poggi, la sinistra ha fatto anch’essa degli errori, come tutte le correnti politiche. C’è gente, come i comunisti, che lavora per migliorarla perché crede ancora nei valori di solidarietà, di giustizia, di amicizia fra i popoli e in ultima analisi nell’ideale socialista; e c’è gente invece che cambia casacca in base a chi porta più voti seguendo di pancia la faciloneria del momento, cavalcando le paure della gente, offrendo loro la solita demagogia patriottarda. La sinistra a volte ha scordato di rivendicare, spesso si limita a stare sulla difensiva. La sinistra – che ha un patrimonio culturale umanista – a volte cade nel buonismo, ma francamente lo trovo sempre meglio del becero e volgare sbraitare di certi individui che fomentano la guerra fra poveri e cercano capri espiatori per dividere i popoli e i lavoratori.
L’incontro (democratico) fra socialisti e radicali
La fondazione dell’associazione “Incontro Democratico” fra alcuni membri del PS e dell’ala radicale del PLR, al di là delle riflessioni intellettuali potenzialmente interessanti a cui sicuramente potrà dare adito, indica – leggendo fra le righe – che gli equilibri nel centro-sinistra stanno mutando.
L’associazione si pone l’obiettivo di contrastare l’imbarbarimento del dibattito politico, quasi un esercizio di stile – con un vago cenno di buonismo – che rifiuta il conflitto come base di crescita dei diritti, per favorire invece la concertazione, il consociativismo, l’eterno compromesso. La socialdemocrazia, insomma, al posto di spostarsi verso le istanze operaie e di base, trovando assieme agli altri partiti progressisti una risposta combattiva per uscire da sinistra dalla pesante crisi economica attuale, ha deciso un’altra priorità, quella di trovare sinergie con la borghesia “illuminata” per discutere su …come discutere!
La lottizzazione mina la fiducia nelle istituzioni democratiche
Il segretario dell’UDC è intervenuto di recente per protestare contro una prassi nell’elezione di un giudice del Tribunale d’appello. L’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio presenta 5 candidati, fra questi un’apposita commissione d’esperti ne sceglie 3. Di questi 3, pochi giorni prima dell’elezione, 2 rinunciano (dopo aver ascoltato le disposizioni del proprio Partito), così che per un posto di giudice si presenta solo un candidato, il quale non viene eletto ma nominato tacitamente.
In realtà i rappresentanti del popolo non votano, non si esprimono e non godono di alcuna libertà di scelta: hanno vinto i soliti accordi sotto banco dei soliti grandi partiti istituzionali che si scambiano sedie e favori a dipendenza del momento. L’UDC oggi se ne lamenta, ma non si può certo dire che la sua politica reazionaria possa rappresentare una seria alternativa a questa situazione iniqua.
Questo sistema è una forma di “mafia”, oppure, detto più gentilmente, di “clientelismo”. In Svizzera il termine giusto però è “consociativismo” strettamente legato al concetto di “concordanza” che rende la società stabile (nel senso che stabilizza i soliti noti), ma anche immobilista. E’ una situazione che mina le basi della fiducia popolare verso la democrazia stessa e favorisce il deleterio sentimento dell’anti-politica, del qualunquismo e dell’individualismo che alimenta la “cultura” fascistoide in crescita in tutta Europa. Bisogna quindi finirla con il consociativismo che lega i maggiori partiti e che controlla il Paese, occorre abolire la lottizzazione partitica dei posti pubblici e di potere e rifondare dal basso una democrazia partecipativa e slegata da gruppi di pressione affinché sparisca il divario fra la gente e quella che nella vicina Italia viene ormai definita la “casta” dei politici.
Questo è ciò che l’ultimo congresso del Partito Comunista ha affermato con forza e su tale linea intendiamo trovare la fiducia dei ceti popolari di questo Paese che, privo di progettualità politica, si trova oggi allo sbando (cosa che vediamo chiaramente se pensiamo alla sola politica estera!).
- “LaRegione Ticino” del 30 settembre 2009: scarica il PDF