Maggiore libertà ai giovani, niente più scuola reclute!

Il Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) ha lanciato, con il sostegno in Ticino del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) e della Gioventù Comunista, un’iniziativa popolare per abolire il servizio militare obbligatorio a cui ancora oggi in Svizzera, caso sempre più raro in Europa, i giovani sono chiamati. Fra i contrari a questa iniziativa vi sono, però, anche personalità della sinistra, i quali – seppur anti-militaristi – temono che, abolendo la leva obbligatoria, l’esercito si trasformi in un’armata di pericolosi mercenari. Un esercito di leva, invece, sarebbe sinonimo di maggior controllo democratico, proprio in quanto “di popolo”. Analisi, questa, che fa acqua solo osservando la storia dei vari golpi e delle varie giunte dittatoriali; e peraltro basterebbe ricordare che – come ricordava lo scrittore Max Frisch – la “milizia” svizzera non ha quasi mai sparato, ma quando ha sparato lo ha fatto contro operai (svizzeri) in sciopero, contro cioè il proprio stesso popolo!

Friedrich Engels, fondatore con Karl Marx del socialismo scientifico e del movimento comunista, nel dicembre 1891 scrisse nel saggio “Il socialismo in Germania” (pubblicato sull’almanacco del partito operaio francese, oggi PS): “si diventa elettori a 25 anni, soldati a 20, ma proprio perché noi reclutiamo i nostri adepti soprattutto fra i giovani, se ora abbiamo già un soldato su cinque, ben presto ne avremo uno su tre; e intorno al 1900, l’esercito – prima tipico elemento prussiano del nostro paese – diventerà in maggioranza socialista”. Engels sbagliava, come faceva notare il fondatore del Partito Comunista di Germania (KPD) Karl Liebknecht, e la prima guerra inter-imperialista mondiale (con il connesso tradimento dell’Internazionale Socialista) lo hanno drammaticamente dimostrato sulla pelle degli operai mandati a sparare contro altri poveracci.

Insomma: la leva obbligatoria è stata forse introdotta dalla borghesia al potere per “ingenuità”? Certo che no! La borghesia sapeva benissimo che così facendo ampi strati del proletariato (influenzato dal movimento comunista) sarebbero entrati nell’esercito e sarebbero stati armati, ma confidava nel fatto che – come peraltro già Marx sosteneva nel “Manifesto” del 1848 – le idee dominanti nel popolo sono le idee della classe dominante! Con la leva obbligatoria la borghesia assumeva insomma un enorme potere di controllo sociale sulle fasce popolari, che estendeva oltre modo quello che già prima esercitava attraverso la chiesa e in parte la scuola. Liebknecht avvertiva Engels di questo pericolo, facendogli presente come nelle scuole reclute vi fossero lezioni teoriche di nazionalismo e addirittura di demonizzazione del socialismo. Oggi, a un secolo di distanza, la situazione non è molto diversa: nell’esercito “di difesa” e “di popolo” svizzero, infatti, i corsi teorici a favore delle missioni di “peace keeping” (nuovo termine per nascondere il concetto di “imperialismo” e di supremazia dell’Occidente) non mancano. E alla scuola quadri dello Stato Maggiore di Kriens si trova anche un ufficio preposto alla trasmissione nei soldati della “Dottrina”. Sarà forse la dottrina dell’emancipazione degli ultimi, della solidarietà fra i popoli e della pace nel mondo? Quello, insomma, che più ci vorrebbe al mondo in questo momento di crisi e di tensioni geopolitiche? Ne dubitiamo! Anzi, pare – con la recente decisione di limitare l’accesso al servizio civile per gli obiettori di coscienza e con il tentativo di inviare truppe in Somalia in difesa delle multinazionali occidentali che ne saccheggiano le risorse – che il nostro governo si stia muovendo in una direzione opposta, sostanzialmente bellicista anche se coperta da una bella (quanto ormai vuota) “neutralità”.

Di fronte a Berna che spinge per un ruolo anche offensivo e non solo difensivo del nostro esercito, di fronte all’UE che si sta militarizzando, di fronte ai decadenti USA che cercano di uscire dalla crisi con provocazioni guerrafondaie (Iran, Corea, Cina, Honduras, Ecuador, ecc.), vale quanto diceva Albert Einstein tanti anni fa: “i pionieri di un mondo di pace sono i giovani che rifiutano il servizio militare”!

Articolo apparso su: “Il Corriere del Ticino” dell’8 gennaio 2011

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Pubblicato il 9 gennaio 2011 su Movimento operaio, Politica federale, Politica giovanile. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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