Per una Turchia unita, laica e indipendente!

15 05 2007

Sono stati tre milioni secondo gli organizzatori i turchi che scesi in piazza nei giorni scorsi guidati dai partiti di opposizione, dai sindacati, dai movimenti nazionalisti e dall’ADD, la capillare associazione in difesa del pensiero kemalista. L’esercito ha inizialmente mantenuto un basso profilo, ma il sostegno dei generali era fin da subito evidente.
La popolazione non aveva per parola d’ordine, come sostengono riduttivamente i media svizzeri e occidentali, la sola difesa del laicismo di fronte al rischio che l’ex-integralista islamico Abdullah Gül, attuale ministro degli esteri, riciclatosi pochi anni fa come “islamista-moderato” e amico di George Bush, venisse eletto alla presidenza della Repubblica (possibilità poi scartata dalla Corte costituzionale). I manifestanti in realtà sono andati ben oltre: gridavano slogan contro l’adesione della Turchia all’Unione Europea, contro l’imperialismo USA, contro l’attuale governo di Erdogan e Gül che sta svendendo il Paese alle potenze estere.

Nel conflitto sociale è infine intervenuto pure l’esercito, difensore del laicismo e della Rivoluzione kemalista. Il Capo di Stato Maggiore ha fatto intendere che la presidenza di Gül non sarebbe gradita, anche perché il presidente della Repubblica sarebbe il comandante in capo delle forze armate. La Sinistra occidentale si scandalizza per questa “ingerenza” dei militari, ma in Turchia il popolo e la classe operaia hanno tirato un sospiro di sollievo, in sintonia con l’alta considerazione popolare di cui gode l’esercito, custode dei valori repubblicani del Paese. I socialdemocratici del CHP e del DSP hanno salutato l’intervento dei generali, i fedeli seguaci del “pensiero Mao Tse Tung” riuniti nell’IP hanno lodato l’atteggiamento risoluto dell’esercito contro i “traditori della Nazione” attualmente al governo e persino i comunisti del TKP hanno ammesso – con un comunicato stampa storico – che nell’esercito turco, nel quale però ripongono ancora poca fiducia, esiste un gran numero di ufficiali “sinceramente patrioti”, cioè anti-imperialisti, desiderosi di tornare ai valori di emancipazione e di indipendenza nazionale del primo Mustafa Kemal Atatürk.


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