Relazione politica al XXI Congresso del Partito Comunista del Ticino

Amiche e amici ospiti, compagni dei partiti esteri, del KKE esempio di mobilitazione; del PdCI attraverso cui saluto il compagno Oliviero Diliberto che ho recentemente incontrato al vostro Congresso di Rimini; compagni delle rappresentanze diplomatiche, dei partiti della sinistra ticinese e cari compagni dalla Mesolcina; compagna Tamara Magrini, rappresentante dell’Autorità comunale di Locarno;  compagno Cyrille Baumann del Partito del Lavoro di Berna e della Gioventù Comunista nazionale: grazie a tutti voi per onorarci della vostra presenza.

Carissime compagne, carissimi compagni, vorrei iniziare questa mia relazione introduttiva in modo un po’ anomalo, perché c’è un compagno, si chiama Oscar ed è di Giubiasco, che oggi non ha potuto raggiungerci a questo nostro 21° Congresso: mi ha scritto un sms con uno smile triste in cui mi diceva “i miei genitori dicono che sono troppo piccolo per queste cose”, e allora gli ho promesso che l’avrei salutato da qui, da questo podio. Oscar con i suoi 13 anni è il più giovane compagno che si è avvicinato al nostro movimento giovanile. A quell’età tante cose ancora possono cambiare, certo, ma l’entusiasmo per gli ideali più profondi di uguaglianza e giustizia che appartengono alla nostra tradizione di lotta, sono il motore che ci fanno andare avanti e che in questo periodo di incertezza e di crisi portano tanti giovani a interrogarsi sul futuro di una società profondamente iniqua che sta scelleratamente dimostrando di non aver imparato nulla dalla storia.

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Il general Guisan e l’obbligo militare

Ho seguito di recente alcune reclute che hanno chiesto una mano al sindacato degli studenti con cui collaboro al fine di uscire anzitempo dal servizio militare per un’obiezione di ragione o di coscienza. E’ da ormai dieci anni che mi occupo di queste pratiche e finora sempre con successo, benché negli ultimi tempi l’esercito sembra faccia di tutto per farsi odiare e costringere tutti ad assoggettarsi al suo “patriottico” (?) volere.

Tutte le ormai ex-reclute di quest’anno erano disponibili a prestare un servizio civile sostitutivo a favore della collettività (in case anziani, nel settore agricolo, in istituiti pedagogici per ragazzi portatori di handicap, ecc.), eppure a ciascuna di esse i solerti ufficiali hanno tentato in ogni modo di impedirlo, arrivando addirittura alle minacce, nonostante il servizio civile sia previsto dalla Costituzione federale. A questi ufficiali vorrei ricordare l’ordine diramato durante l’ultima guerra mondiale da un loro predecessore, un tale chiamato Henri Guisan. Il generale considerava infatti efficace la difesa del paese solo se il corpo militare era animato dalla “coesione morale, dall’entusiasmo”, in quanto “colui che non ha fede, né entusiasmo per la sua causa, è come una foglia morta”.

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In Svizzera i disoccupati piangono e i militari gongolano

E’ una decisione semplicemente fuori di testa! Il parlamento svizzero nella sua maggioranza di destra (ma spesso aiutata anche da una sinistra all’acqua di rose) dimostra tutta il suo essere lontano dal paese reale, dai problemi veri sentiti dalle persone che lavorano o studiano e che sentono le proprie condizioni di vita precarizzarsi di anno in anno. E in parlamento invece, loro pensano ad aumentare i soldi da destinare ai militari.
Viviamo in un contesto di crisi economica per nulla congiunturale, bensì sistemica: è dal 2008 che ci raccontano che tutto migliorerà, e invece le difficoltà continuano imperterrite. E se prima era colpita solo la finanza, ora sono colpiti un po’ tutti i settori. Abbiamo i disoccupati in aumento (e abbiamo da poco peggiorato l’assicurazione contro la disoccupazione, spostando così i problemi all’assistenza sociale!); abbiamo aziende in difficoltà che impongono ore di lavoro non pagate ai propri dipendenti in barba ai diritti sindacali o alla più banale “responsabilità sociale” tanto ipocritamente sbandierata; abbiamo imprese che, pur continuando a fare profitti, abusano della situazione per lasciare a casa lavoratori magari in là con gli anni o per assumere frontalieri a basso costo, facendo poi credere che la colpa risieda nell’operaio non residente che legittimamente anche lui cerca di migliorare la sua condizione di vita. Lo Stato in tutto questo non interviene, anzi lascia fare per amore del cosiddetto “libero” mercato. Quando interviene lo fa solo per regalare una trentina di miliardi di soldi della popolazione alla multinazionale UBS, la quale comunque, poi, continua a licenziare.
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Pene giuste, non pene esemplari!

Il segretario dell’UDC ticinese durante un dibattito elettorale a cui ho preso parte perorava la causa della reintroduzione della “pena di morte”. Ma – bontà sua! – “solo per i rei confessi”, come se uno confessasse un reato, sapendo di finire sulla forca?! In queste sue proposte l’UDC non stupisce più di tanto: è ormai un partito che di “centro” non ha assolutamente niente e che francamente pure di “democratico” ha ben poco, visto che favorisce nientemeno che le “leggi speciali” (tipiche nei regimi autoritari) valide solo per alcune categorie di persone, ovvero coloro che non hanno il “privilegio” di avere il passaporto svizzero. Facile fare politica dettando l’agenda del Paese e ricattando le altre forze politiche a suon di denari con pubblicità estese piene di faziosità e di strumentalizzazioni.

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Tentacoli liberisti e ciellini sulla scuola pubblica

Leggo sul sito del candidato liberale al governo Sergio Morisoli come egli sia un sostenitore non solo della “liberalizzazione” nell’ambito del sistema della scuola pubblica ticinese ma pure del rafforzamento della cosiddetta “autonomia” delle sedi scolastiche pubbliche.

Come dice il regista Nanni Moretti in una sua pellicola: “le parole sono importanti”! E queste parole di Morisoli sono macigni da prendere sul serio: si tratta infatti della sintesi quanto mai chiara delle linee guida di Comunione & Liberazione (CL), l’organizzazione confessionale che rappresenta uno dei veri poteri forti del Canton Ticino, una sorta di massoneria di stampo clericale, che ha in mano ampi settori del servizio pubblico, dell’università e delle amministrazioni. Tutto questo lo scriveva già dieci anni fa il giornalista italiano Mario Portanova nel suo articolo “Il canton ciellino” (“Diario”, anno VI, nr. 12 – 23/29 marzo 2001 e che ho avuto il privilegio di aver letto al liceo grazie a un docente che non aveva paura di affrontare certi temi!), dove mostrava i legami che, ad esempio, vigevano fra la detta setta e la Lega dei Ticinesi, l’USI e altre strutture portanti del sistema affaristico e politico ticinese.

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Sanità e lavoro: problemi da affrontare subito!

Ci troviamo in un contesto sia economico sia sociale grave. La crisi non è solo finanziaria, è sociale e non è vero che è finita: coloro che cercano lavoro sono aumentati di oltre il 20% nel corso della legislatura e ci troviamo con quasi 16’000 cittadine e cittadini che non riescono a pagare le stangate delle casse malati. Bisogna correre ai ripari con misure incisive che mettano finalmente nella pattumiera le tesi del “meno Stato e più mercato” che ci ha portato in questa situazione di ingiustizia sociale diffusa. Le proposte concrete nei due ambiti che ho citato sono tutte politiche, nel senso che occorre il coraggio politico per farlo, anche andando contro i poteri forti di manager e profittatori vari: in ambito sanitario dobbiamo iniziare con l’aumento del limite di reddito al di sotto del quale scatta il diritto ai sussidi ai premi di cassa malati per poi introdurre i premi proporzionali al reddito. In ambito lavorativo occorre anzitutto vietare le agenzie di lavoro interinale e introdurre un salario minimo (anche per gli apprendisti, troppo spesso dimenticati!).

Per il popolo? Ma quale popolo? Una replica alla Lega!

In un recente articolo di Donatello Poggi leggo: “siamo un povero Cantone di ricattati, dove quasi tutti devono qualcosa a qualcuno e dove i media selezionano i propri eroi politici e non si accorgono, volutamente, che la gente guarda altrove”. Credo che Poggi sollevi un tema interessante, che va affrontato seriamente da chiunque abbia a cuore la democrazia. Ma avere a cuore il sistema democratico – per quanto quello svizzero sia inficiato di lobbysmo e sia “corrotto” dalle cifre da capogiro di cui i partiti degli affaristi possono godere per le loro campagne elettorali – non significa banalizzare con frasi fatte i reali problemi della popolazione: lo voglio mettere bene in chiaro perché è proprio quello che piace solitamente fare alla Lega, poco importa se quella dei Ticinesi o dei Mesolcinesi. Ed è invece quello che non piace a me e al Partito Comunista. Sarà forse per questo che non creiamo “audience”…

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10 anni fa gli studenti contro Morisoli e il Vescovo!

Ricordo con emozione la manifestazione studentesca dell’8 febbraio 2001 e la votazione popolare di dieci giorno dopo: il 18 febbraio di dieci anni fa, infatti, i ticinesi respinsero in massa la decisione di finanziare con fondi pubblici le scuole private, dopo anni e anni di tagli e sacrifici nelle scuole pubbliche. Il pericolo di Comunione e Liberazione, organizzazione affaristico-clericale della destra ultra-conservatrice che già detiene importanti fette di potere in Ticino venne così ostacolata nelle sue mire egemoniche sulla scuola; mire egemoniche che mettevano in discussione l’uguaglianza di possibilità per tutti i cittadini e la laicità dell’educazione. Non dimentichiamo neppure come il candidato PLR al governo Sergio Morisoli e l’attuale Vescovo Piergiacomo Grampa fossero fra i più feroci e accaniti paladini del tentativo di rovinare la scuola pubblica e laica ticinese!

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Bill Arigoni, un compagno che … non le mandava a dire!

Non ho avuto il privilegio di conoscere molto Bill Arigoni o di lavorarci assieme: la mia giovane età non mi aiuta certo a scrivere un articolo in suo ricordo. Tuttavia ho imparato a conoscere, da chi ha potuto militare per lunghi anni con Bill, la sua tenacia e il suo essere in prima linea per tutte quelle lotte sociali, civili, sindacali e ambientali che stanno a cuore alla sinistra. Un compagno a cui va riconosciuta la determinazione e la coerenza politica, ma anche l’originalità con cui portava avanti i valori della comune causa del socialismo.

Vorrei evitare la retorica, perché so che quando si è chiamati a scrivere questo genere di articoli, è alto il rischio di finirvici. Per tale ragione sono andato a riprendere tre giornali di tre epoche diverse per ricordare altrettanti momenti della vita di Bill Arigoni, tre momenti di presenza attiva, ma sempre umile, di un grande esponente del movimento operaio ticinese. E’ in questo modo, partendo dalle sue lotte concrete, che voglio ricordare un compagno che manca a tutti i progressisti del nostro Cantone.

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Il mio FAss 90 smontato…

Rivedo me stesso in grigioverde, inebetito, quando quel primo tenente di quasi dieci anni fa mi porse solennemente l’arma d’ordinanza. Al momento dell’istruzione me la fecero smontare per esercizio, poi, però io non la rimontai. Il giorno successivo mi spedirono a casa, “licenziato” sta scritto sul libretto di servizio, anzitempo: loro furenti, io tutto il contrario!

Quel FAss 90 che ho rifiutato, ora però mi viene propinato addirittura come un “valore” nazionale cui non si potrebbe rinunciare. Lo suggerisce una campagna propagandistica costata cifre che sicuramente un partito operaio non si potrebbe permettere neppure in sogno, ma l’uguaglianza di chances – lo sappiamo – non appartiene (ancora) al credo democratico del nostro Paese, dove la forma prende troppo spesso il sopravvento sulla sostanza.

Il fucile d’assalto che avevo lasciato smontato in quella camerata della caserma di La Poya oggi diventa nientemeno che pilastro della nazione e io, a questo punto, forse addirittura un potenziale traditore della patria. Eppure l’iniziativa “per la protezione della violenza perpetrata con le armi” che voteremo il 13 febbraio non chiede niente di scandaloso o di estremista. Semplicemente si propone di adottare una scelta tranquilla e razionale: il fucile militare appartiene agli arsenali e non agli sgabuzzini, alle soffitte o, peggio ancora, agli armadi in camera da letto.

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